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Dolomiti on the road di Francesco Sammarco

Come ogni anno, accompagnato da Danilo e Antonio, amici e compagni di viaggio da una vita, ho deciso di concedermi qualche giorno lontano dal caldo asfissiante di Napoli ad agosto scappando verso luoghi più freschi e soprattutto lontani dalla calca. Mai come questa volta l’organizzazione dell’itinerario è stata incerta fino all’ultimo, ma dopo mesi di reclusione forzata, venir meno a una tradizione così importante sarebbe stata una delusione difficile da digerire. E allora, preso il volo per Bergamo ed affittata una macchina, il viaggio è iniziato risalendo il Lago di Garda verso la nostra base operativa in Val Gardena per raggiungere, tra le altre, la tappa che si è poi rivelata essere quella più significativa dell’intero on the road: le Tre Cime di Lavaredo.

Quel giorno il meteo non era dei migliori. Il cielo non preannunciava niente di buono ma, determinati, iniziamo l’escursione dal Rifugio Auronzo con l’intenzione di raggiungere almeno il Rifugio Locatelli. Un folto banco di nubi scure avvolgeva completamente le Cime, ma quando facevano capolino mi sembravano ancora più imponenti ed affascinanti di quello che immaginavo. La pioggia non si è fatta attendere e ha iniziato a cadere copiosamente a pochi metri dal Rifugio Lavaredo. Non mi sono fatto scoraggiare dal peggioramento del meteo, al contrario dei tanti turisti presenti che, abbandonando la loro escursione, hanno liberato velocemente l’intero sentiero, rendendo lo scenario e l’intera esperienza più solitaria e spettrale.

La determinazione a proseguire è stata premiata, non senza fatica, dopo aver superato il dislivello che portava alla Forcella Lavaredo. Pian piano il cielo si è aperto, mostrando in tutta la loro bellezza le Cime, che si sono svelate nella loro “tipica” ed iconica vista delle pareti nord. Ho ricominciato a scattare e, una foto dopo l’altra, sono riuscito a catturare la danza delle ultime nuvole che scivolavano tra le facciate verticali delle tre punte. Dopo qualche minuto, totalmente assorto da quello spettacolo, mi sono girato per riprendere il cammino e in quel momento si è composto davanti ai miei occhi uno di quei momenti che si inseguono idealmente da una vita: il sentiero che mi aspettava era incerto e si perdeva allo sguardo, il Rifugio Locatelli non era che un puntino confuso in lontananza e il cielo aveva ripreso a nascondersi dietro ad altre nuvole minacciose. La stanchezza accumulata fino a quel momento era sparita grazie all’adrenalina nel voler proseguire, nella curiosità di scoprire cosa mi aspettava dietro quella svolta celata dalla dorsale ovest del Monte Paterno. Ero consapevole del fatto che quanto osservato e provato lo avrei portato con me per sempre e allora l’ho fotografato con la speranza di trasmettere, almeno in parte, quelle emozioni a chi avrebbe osservato il mio scatto.

Il 2020 è stato un anno assurdo e sfortunato, l’emergenza non è ancora passata, ma questo viaggio ha curato l’insofferenza di quei mesi in quarantena tra preoccupazione e malinconia.

Francesco Sammarco

Classe 1988, sono un urbanista e fotografo con base a Napoli.