Close

Willy Sanson -Toikot

Willy Sanson -Toikot

‘MMHH MMHH OOHH GOOD GOOD OHH’ ‘rang out in the middle of the Mentawai forest, on the island of Siberut, Indonesia.
One morning in mid-November I met Toikot, an ageless man, he almost knew he had been on earth for 70 years, time for them is marked only by the seasons, seasons that in the meantime had stolen his wife.

Since Toikot was alone he lived for his roosters, he had a space for them outside his Uma, not too far away so that he could talk to them continuously imitating their verses, he told them his stories, it was they who received his attention, it was they who were looked after like real children.

The last afternoon I spent with him, I saw him return from the chicken coop with a rooster in his hand, he stroked and talked to him, sat on the patio of the house: a basin, a machete and some water. He placed the rooster on his knees while I photographed the scene, I captured those moments silently even though I didn’t know whether to feel flattered by this sacrifice or guilty as he was about to kill one of his roosters for me.
He started from the neck, squeezed it firmly, continued to caress him whispering words, then cut his belly and pulled out the entrails, peered carefully and exclaimed, “ Well, good things lie ahead ”, those organs had predicted good things for Toikot , for fishing and for health.
He entered the room and after placing the rooster on a kind of pot, he cooked it in the high flames of his brazier.

Chills flooded my back when I saw him prepare the dishes and immediately afterwards we found ourselves sitting in front of a candle that barely lit up that corner of the forest.
We ate in silence when a voice chanted ” MMHH MMHH OOHH GOOD GOOD OHH ”, yes, it was Toikot who was enjoying his meal and immediately came a loud laugh to take away all the bad thoughts and feelings of guilt.

’ MMHH MMHH OOHH GOOD GOOD OHH’’ risuonò nel mezzo della foresta Mentawai, nell’isola di Siberut, Indonesia.
Una mattina di metà novembre ho conosciuto Toikot, un uomo senza età, suppergiù sapeva di essere sulla terra da 70 anni, il tempo per loro è scandito solamente dalle stagioni, stagioni che nel mentre gli avevano portato via la moglie.

Toikot da quando era rimasto solo viveva per i suoi galli, aveva uno spazio per loro fuori dalla sua Uma, non troppo lontano così da potergli parlare continuamente imitando i loro versi, a loro raccontava le sue storie, erano loro che ricevevano le sue attenzioni, erano loro che venivano accuditi come veri e propri figli.

L’ultimo pomeriggio che trascorsi da lui l’ho visto tornare dal pollaio con un gallo in mano, lo accarezzava e gli parlava, si sedette sul patio della casa: un catino, un machete e dell’acqua. Poggiò il gallo sulle sue ginocchia mentre io fotografavo la scena, catturai quegli attimi silenziosamente pur non sapendo se sentirmi lusingato da tale sacrificio o in colpa poiché lui stava per uccidere uno dei suoi galli per me.
Iniziò dal collo, lo strinse in maniera decisa, continuò ad accarezzarlo sussurrando parole, dopo tagliò il suo ventre e tirò fuori le interiora, scrutò attentamente ed esclamò ’’Bene, si prospettano buone cose’’, quegli organi avevano predetto cose positive per Toikot, per la pesca e per la salute.
Entrò nella stanza e dopo aver poggiato il gallo su una specie di pentolone, lo cucinò tra le fiamme alte del suo braciere.

Dei brividi mi pervasero la schiena quando lo vidi preparare i piatti e subito dopo ci trovammo seduti davanti una candela che illuminava appena quell’angolo di foresta.
Mangiavamo in silenzio quando una voce intonò ‘’ MMHH MMHH OOHH GOOD GOOD OHH’’, eh sì, era stato proprio Toikot che si godeva il suo pasto e subito sopraggiunse una reboante risata a portar via tutti i cattivi pensieri e sensi di colpa.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.