Close

MYANMAR di Stefano Lotumolo

Una volta atterrato nella terra dei sorrisi, ho capito fin da subito di essere in un luogo magico. Le persone, i luoghi, migliaia di monaci che in silenzio si muovono a piedi lungo le strade.

Yangon è una città viva, dinamica, sorridente. Le stazioni in Asia sono a mio avviso un luogo speciale e proprio lì ho immortalato questo giovane aspirante monaco. FOTO 1.

Nei giorni successivi mi sono spostato a Mrauk-oo, nonostante le insistenti voci di scontri tra governo e minoranze etniche. Per la prima volta in tutta la mia vita mi sono trovato di fronte a delle particolarità bellissime dell’essere umano: le simpatiche donne dalla faccia tatuata. Mi sono fermato a dormire nel loro villaggio; esperienza unica, a parte il freddo notturno, le case sono in legno senza finestre. Il mattino seguente, ho immortalato una magnifica alba.

Seguendo il flusso degli eventi sono arrivato a Bagan e ho cercato un’immagine diversa durante la famosa alba tra pagode e mongolfiere: questo è stato il risultato.

Non sarebbero potuti mancare in un racconto fotografico i famosi pescatori di Inle Lake, divenuti ormai attori per i tanti fotografi che accorrevano in Birmania. Ho cercato di dare una mia visione simmetrica.

La Golden Rock, con i tantissimi fedeli che la venerano, è un luogo bellissimo da visitare. Pare che resti in equilibrio grazie a un capello del Buddha all’interno del masso.

Per le “donne giraffa” la vita è una grande sofferenza, sono famose perché indossano i loro abiti tradizionali e portano pesanti anelli di ottone intorno al collo, che creano piaghe su tutto il corpo. Pare che originariamente questa usanza servisse da protezione agli attacchi delle tigri.

Non sazio del mio primo incontro con le donne tatuate, ho raggiunto Mindat, un paese arroccato sulle montagne a 1500 mt di altitudine. Durante la mia permanenza ho avuto modo di incontrare persone e immortalare momenti unici che rimarranno per sempre nel mio cuore. In questa signora vedo gli occhi di una bambina su un viso segnato da tante belle rughe e da mani che raccontano le fatiche di una vita… Mindat non è soltanto donne tatuate, ci sono persone sorridenti che vivono il paese in tutta la loro semplicità.

La successiva esperienza in monastero come volontario e fotografo presso la Mudita Foundation, ha significato molto nel mio percorso di crescita personale e fotografica. Vivere in monastero è come vivere in una grande famiglia, i ragazzi più grandi si prendono cura dei piccoli.

Quando ho immaginato la scena nella mia mente, ho domandato al simpatico monaco di posizionarsi nella finestra vuota vicino agli sposini, due mondi diversi uniti nell’Amore. Questa immagine rappresenta il momento in cui sono entrato in connessione con questi giovani aspiranti monaci. La sera giocavo con loro e gli prestavo la reflex rendendoli liberi di scattare qualche immagine. Vivere in monastero mi ha permesso di confrontarmi con la semplicità e la spiritualità dei monaci.

L’equilibrio che cercavo in me stesso l’ho trovato in Birmania conoscendo, vivendo ed apprendendo dal Buddhismo Theravada, più radicato nelle tradizioni e nella popolazione. Ho cercato di trasmettere attraverso la fotografia le mie emozioni, una nuova armonia, la crescente connessione con l’Universo. Pensare ciò che sta vivendo questa gente mi riempie di dolore.

Stefano Lotumolo

Stefano Lotumolo, 10/07/1987. Nel 2017 il primo viaggio fotografico, 3 mesi in Africa zaino in spalla e la sua vita è cambiata. Dal luglio 2020 è presidente di Radici Globali Aps.