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Quel treno Asmara – Arbaroba di Gualtiero Fergnani

In Eritrea si può ancora vivere la rara emozione di viaggiare su una delle più belle e audaci ferrovie del mondo. Un’esperienza unica, un capolavoro dell’ingegneria italiana, costruita tra la fine del diciannovesimo secolo e il primo decennio del 1900. Superando 2.400 metri di dislivello, centodiciassette chilometri di rotaie collegavano le città di Massaua ad Asmara, tuffandosi nei tunnel scavati nella roccia e attraversando ponti sospesi su precipizi e dirupi impressionanti.

Di quella straordinaria ferrovia, oggi rimane percorribile solo il tratto che da Asmara arriva ad Arbaroba. Ad Asmara salgo sul vecchio treno a vapore e ho l’impressione di essere entrato nella macchina del tempo: è un tuffo nel passato. Oltre alla locomotiva Ansaldo del 1930, ci sono solo due carrozze, hanno i sedili di legno, le pareti dipinte di azzurrino e le traversine sul soffitto. I pochi passeggeri sono alcuni turisti avventurosi e qualche famigliola locale, con appresso l’immancabile braciere per preparare il caffè. Si parte verso un tragitto spettacolare: il treno scivola lento ma sicuro, costeggia strapiombi ricoperti di ficchi d’india, si tuffa in gallerie immerse in un buio totale e attraversa sbuffando minuscoli villaggi con casette di pietra, dalle quali torme di bambini escono per correre a gara con il treno.

Venti chilometri mozzafiato, colmi di fascino.

Siamo giunti ad Arbaroba. Il sole è caldissimo, mi riparo nell’ombra di un improbabile bar della piccola stazioncina liberty, una donna mi prepara un caffè: è un rito lungo, meticoloso e carico di magia.

Intanto il fuochista carica di nuovo la caldaia della locomotiva con il carbone e provvede al rifornimento dell’acqua. È arrivato il momento di ripartire e il treno, tra gli sbuffi di vapore e la fuliggine, torna a inerpicarsi lungo i ripidi crinali della montagna per fare ritorno ad Asmara.