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Francesco Munaro_Yo soy Fidel

Francesco Munaro_Yo soy Fidel

For years I told myself that I should visit Cuba before Fidel Castro’s death, thinking that the island would quickly transform after his death.
It so happened that I was in Cuba, together with three photographer friends, on the day of his death, November 25, 2016 and for the following 9 days of national mourning declared by his brother and head of the Cuban government, Raul Castro.
In those days we crossed the whole island, from Havana to Santiago, along the same streets as the funeral procession, meeting and talking with dozens and dozens of Cuban men and women, we saw a compact Cuba in national unity and I think sincerely saddened for the sudden absence of their “Commander”, as everyone called him, united in the slogan “Yo soy Fidel”.
To the question: “And now where will Cuba go?” all, with various nuances, but with great determination, replied that the direction had already been marked by the Commander and that they intended to follow it adapting it to the present day.
I know perfectly well that there is an iron regime in Cuba, but I think most of them were sincere, united by a proud national identity that mourning made, if possible, stronger.
I had the feeling that for many it was like the loss of a father, many also added: “For better or for worse”, speaking of the Commander’s leadership, “He did the best he could for Cuba”.
History will judge.

Per anni mi sono detto che avrei dovuto visitare Cuba prima della dipartita di Fidel Castro pensando che alla sua morte l’isola si sarebbe velocemente trasformata.
Il caso ha voluto che fossi a Cuba, assieme a tre amici fotografi, proprio il giorno della sua morte, il 25 novembre 2016 e per i successivi 9 giorni di lutto nazionale dichiarati dal fratello e capo del governo cubano, Raul Castro.
In quei giorni abbiamo attraversato tutta l’isola, dall’Avana a Santiago, percorrendo le stesse strade del corteo funebre, incontrando e parlando con decine e decine di donne e uomini cubani, abbiamo visto una Cuba compatta nell’unità nazionale e penso sinceramente addolorata per la mancanza improvvisa del loro “Comandante”, come tutti lo chiamavano, uniti nello slogan “Yo soy Fidel”.
Alla domanda: “Ed ora dove andrà Cuba?” tutti, con varie sfumature, ma con grande determinazione, hanno risposto che la direzione era già stata segnata dal Comandante e che avevano intenzione di seguirla adattandola ai giorni nostri.
So perfettamente che a Cuba c’è un ferreo regime, ma penso che la maggior parte fosse sincera, unita da una orgogliosa identità nazionale che il lutto rendeva, se possibile, più forte.
Ho avuto la sensazione che per tanti fosse come la perdita di un padre, molti hanno anche aggiunto: “Nel bene e nel male”, parlando della guida del Comandante, “Ha fatto il meglio che poteva per Cuba”.
La storia giudicherà.

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