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Pierluigi Bruni – La spina del Drago

Pierluigi Bruni – La spina del Drago

Along the way, crops of osmanthus, grapefruits, Chinese mandarins alternating with woods of fir and bamboo. We arrived at the entrance of the “Dragon Thorn Park” The terraced rice fields of Longji, and immediately we meet some women of the Yao Rossi ethnic group, recognizable by the long hair they wear perched on their heads with complicated hairstyles. After a while we are on our way to Ping’An, the town seems to climb vertically on the mountain; Fortunately, there are women of the Zhuang ethnic group, some visibly elderly, who for 25 yuan load their trolleys on the pannier and carry them up the hill to the village. However, even if you unload, the climb is felt, and the carriers arrive before us. A magical atmosphere, nature is enveloping, the houses are almost all made of wood, luckily few in concrete, ugly and poorly built, with the ground floors almost without furniture, where women sew, embroider or weave. On the balconies corn cobs left to dry in the sun, Life here is very different from that of Beijing or Shanghai; no crowds, no smog, no monstrous traffic. Here everything is dilated over time, silence reigns. I walk along the paths crossing only farmers on foot or with horses. An intrigued woman looks out the window and looks at me with an amused air; the photographer, I know very well that she will not have time to disappear, but in truth she does not think about it at all and continues to smile, I meet a miserable man who carries a pole on his shoulders with two abnormal bags hanging containing who knows what; on his head he wears the dou (bamboo hat) and trudges uphill. I’m sweating for him, it’s almost evening now I’m hungry, so I start going back to the base hoping not to get lost in the paths. Tonight I will taste the local specialty (rice cooked in bamboo) and early tomorrow morning I will enjoy the misty dawn over these wonderful rice fields.

Lungo la strada coltivazioni di osmanto, pompelmi, mandarini cinesi alternate a boschi di abeti e bambù. Siamo arrivati all’entrata del “Parco della spina del drago”Le risaie terrazzate di Longji, e subito facciamo la conoscenza con alcune donne dell’etnia Yao Rossi, riconoscibili dai lunghi capelli che portano arroccati sul capo con acconciature complicate. Dopo un po’ siamo alla volta di Ping’An, il paese sembra arrampicarsi in verticale sulla montagna; per fortuna ci sono delle donne dell’etnia Zhuang, alcune visibilmente anziane, che per 25 yuan si caricano i trolley sulla gerla e li portano su per la salita fino al paese. Comunque, anche se scarichi, la salita si fa sentire, e le portatrici arrivano prima di noi. Atmosfera magica, la natura è avvolgente, le case sono quasi tutte di legno, poche per fortuna in cemento, brutte e costruite male, con i piani terra quasi senza mobili, dove le donne cuciono, ricamano o tessono. Ai balconi pannocchie di mais messe a seccare al sole;La vita qui è ben diversa da quella di Pechino o Shangai; niente calca, niente smog niente traffico mostruoso . Qui tutto è dilatato nel tempo,regna il silenzio. Cammino lungo i sentieri incrociando solo contadini a piedi o con il cavallo. Una donna incuriosita si affaccia alla finestra e mi osserva con aria divertita; la fotografo, so benissimo che non farà in tempo a scomparire, ma in verità lei non ci pensa per niente e continua a sorridere, incontro un uomo, misero che si porta sulle spalle una pertica con appesi due sacchi abnormi contenenti chissà che cosa; sul capo ha il dou (cappello di bambù) e arranca in salita. Sto sudando per lui, ormai è quasi sera ho fame, per cui comincio a tornare verso la base sperando di non perdermi tra i sentieri. Stasera assaggerò la specialità locale (riso cotto nel bambù) e domattina presto mi godrò l’alba nebbiosa su queste meravigliose risaie.

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