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Riccardo Panozzo – Venezia che muore. Venezia appoggiata sul mare …”

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Riccardo Panozzo – Venezia che muore. Venezia appoggiata sul mare …”

Since 1951, the year in which it had reached its peak of almost 175,000 residents, the historic center of the most beautiful city in the world has lost more than 70% of its population, currently reaching a value of 52,000 inhabitants destined inexorably to fall again. The demographic decrease was heavily influenced by the 1966 flood, but the causes of this “exodus” are many.
One of these, perhaps the main one, is the tendency of the city to be more and more a city dedicated to tourism, which has made real estate properties sought as second homes by Italians and foreigners very expensive and consequently much more profitable to rent them to tourists rather than to residents. Shops and other city businesses also tend to cater to visitors, offering souvenirs and food, making it difficult for locals to get supplies.
Another cause are the difficulties in leading a “normal” life in a historic center that does not favor mobility in any way, given the inevitable presence of many architectural barriers (bridges, paving of streets, tidal flow …).
The dwindling population also makes city life less attractive for residents, especially after business hours.
The pandemic has further worsened the situation, depriving the city of the tourist flow that exclusively feeds the city’s economy. By now many dozen shops are vacant and abandoned, and various economic activities, including historical ones, have closed or are about to do so.
To give an idea of ​​the situation described, I used the opening words of a song by Francesco Guccini, Venice, as the title, and portrayed the city showing it deserted or crossed by shadows, ghostly figures.
The story ends with an image of hope, the banner hanging at the Rialto fish market: VENICE DOES NOT DIE, it just needs help that the whole world cannot refuse it.

Dal 1951, anno in cui aveva raggiunto il massimo di quasi 175.000 residenti, il centro storico della più bella città del mondo ha perso più del 70% della popolazione, attestandosi attualmente sul valore di 52.000 abitanti destinati inesorabilmente a scendere ancora. Il decremento demografico è stato pesantemente influenzato dall’alluvione del 1966, ma le cause di questo “esodo” sono molteplici.
Una di queste, forse la principale, è la tendenza della città ad essere sempre più una città dedicata al turismo, che ha reso molto costose le proprietà immobiliari ricercate come seconde case da italiani e stranieri e conseguentemente molto più redditizio cederle in affitto a turisti anziché a residenti. Anche i negozi e le altre attività cittadine tendono a rivolgersi ai visitatori, offrendo souvenir e ristorazione, cosa che rende difficili gli approvvigionamenti per gli abitanti.
Altra causa sono le difficoltà a condurre una vita “normale” in un centro storico che non favorisce in alcun modo la mobilità, vista l’inevitabile presenza di molte barriere architettoniche (ponti, pavimentazioni delle calli, flusso delle maree…).
La diminuzione della popolazione rende anche meno interessante la vita cittadina per i residenti, specialmente dopo gli orari di lavoro.
La pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione, sottraendo alla città quel flusso turistico che alimenta in modo esclusivo l’economia della città. Ormai molte decine di negozi risultano sfitti e abbandonati, e diverse attività economiche, anche storiche, hanno chiuso o stanno per farlo.
Per rendere l’idea della situazione descritta ho usato come titolo l’incipit di una canzone di Francesco Guccini, Venezia, e ritratto la città mostrandola deserta o percorsa da ombre, figure spettrali.
Il racconto si chiude con un’immagine di speranza, lo striscione appeso al mercato del pesce di Rialto: VENEZIA NON MUORE, ha solo bisogno di un aiuto che tutto il mondo non le può rifiutare.

Riccardo Panozzo

63 anni, ingegnere, ho ereditato da mio padre la passione per la fotografia. Mi interesso principalmente di reportage di viaggi e di foto di scena (danza in particolare).

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