Close

Laura Pierangeli – viaggio in Sicilia

Laura Pierangeli – viaggio in Sicilia

The first trip after the closure dictated by the pandemic I choose to do it in Italy, more precisely in Sicily at a friend’s house, and not because it was the easiest place to reach but because, after a period that seemed infinite to me spent away from important people , I wanted to embrace those who were distant in spite of them, rediscover those senseless laughter, those evenings doing nothing, that warmth and harmony that are created only with those you have known for a lifetime.
Strolling around Sicily is a bit like becoming the unwitting protagonist of a Pirandello novel, in which everything happens and nothing happens, in which the protagonist is always her, Sicily, beautiful and decadent, irremediably equal to itself. , with its peeling alleys on fire from the sun, with the beaches taken by storm to escape the heat where, despite modernity, the favorite game is always to dive from a wall. People are cheerful and arrogant, at the same time intimidated and proud of being the object of my camera’s attention.
In my indulgent eyes, both the mothers who chase their children to wash them in a basin and the broom sweepers abandoned in the sunny alleys along alleys that lead nowhere and where the old people of the village still stop to read the obituaries stuck above the walls, as if to count those who, after such a difficult year, are still left.
I can’t help but get lost in the village markets where the characters I meet each have a peculiarity, in my ears I still have the cry of the sellers behind the counters alive, a slow and drawling cry of which only the vowels remain in the air, screamed with the typical chant of the island dialect.
In my heart remains above all the meeting with Mrs. Franca in a very hot evening where you can resist only with the chair outside the front door, and it is right at the door of her house that I know her affable and cordial like only people he knows how to be from the south, he offers me a cold drink in exchange for some chat and a little company to pass the time, I ask no more, these are my favorite encounters. She tells me about Mrs. Maria, her neighbor, she has an alzhaimer and by now she is left alone in the world, every evening she invites her to her table to wait for the caregiver to change the last things before taking her to bed, and it is precisely there that I see her, still and motionless with her face turned towards a clock hanging on the wall whose hands have stopped for too long for her.

Il primo viaggio dopo la chiusura dettata dalla pandemia scelgo di farlo in Italia, più precisamente in Sicilia a casa di amici, e non perché fosse il posto più facile da raggiungere ma perché, dopo un periodo che mi è sembrato infinito trascorso lontano dalle persone importanti, avevo voglia di riabbracciare coloro che sono stati loro malgrado distanti, ritrovare quelle risate senza senso, quelle serate a fare niente, quel calore e quella sintonia che si creano solo con chi conosci da una vita.
Andare a zonzo per la Sicilia è un po’ come diventare gli inconsapevoli protagonisti di una novella di Pirandello, in cui succede tutto e non succede niente, in cui la protagonista rimane sempre lei, la Sicilia, bella e decadente, irrimediabilmente uguale a sé stessa, con i suoi vicoli scrostati infuocati dal sole, con le spiagge prese d’assalto per sfuggire all’afa dove nonostante la modernità il gioco preferito resta sempre quello di tuffarsi da un muretto. Le persone sono allegre e strafottenti, allo stesso tempo intimidite e inorgoglite dall’essere oggetto dell’attenzione della mia macchina fotografica.
Ai miei occhi indulgenti diventano folcloristici sia le mamme che rincorrono i figli per lavarli in una bacinella, sia gli scopettoni abbandonati nei vicoli assolati lungo viuzze che non portano in nessun luogo e dove ancora si fermano i vecchi del paese per leggere i necrologi attaccati sopra i muri, quasi a fare la conta di quelli che dopo un anno così difficile, sono ancora rimasti.
Non posso non perdermi nei mercati di paese dove i personaggi che incrocio hanno ognuno una peculiarità, nelle orecchie ho ancora vivo l’urlo dei venditori dietro i banconi, un grido lento e strascicato di cui non restano nell’aria che le vocali, strillate con la cantilena tipica del dialetto isolano.
Nel mio cuore rimane soprattutto l’incontro con la signora Franca in una serata caldissima dove si resiste solo con la sedia fuori dalla porta di casa, ed è proprio sull’uscio della sua porta di casa che la conosco affabile e cordiale come solo la gente del sud sa essere, mi offre una bibita fresca in cambio di qualche chiacchiera e un po’ di compagnia per passare il tempo, io non chiedo altro, sono questi gli incontri che preferisco. Mi racconta della signora Maria la sua vicina di casa, ha l’alzhaimer ed oramai è rimasta sola al mondo, ogni sera la invita alla sua tavola per aspettare che la badante spicci le ultime cose prima di portarla a letto, ed è proprio là che la vedo, ferma e immobile con il volto rivolto verso un orologio appeso al muro le cui lancette per lei si sono fermate già da troppo tempo.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.