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Lello Fargione Minatori

Lello Fargione Minatori

CAMBODIA, MINERS OF THE 21ST CENTURY
They call themselves ‘freelance miners’. They live with little income after having turned, sifted, and excavated the Cambodian red earth in search of blue zircons, precious stones destined for the local and international market.
The Ratanakiri region, in northeastern Cambodia, is known for the gems that its red earth hides in its belly. In the village of Bar Kaev, leaving the main road leading to Vietnam, you enter an area that once housed the forest. Along the path that crosses it, dozens of deep black holes appear here and there.
Each hole is a scar left by an abandoned zircon mine: those in operation are immediately recognizable by the stretched cloth that shades them. We are not in a large open pit mine where thousands of ant men work like ants to extract precious stones; here the mines are family-run, openings wide enough for a man to slip in and more than ten meters deep.
There are no stairs to go up and down there. Only the strength of the arms and legs is used to enter and exit the belly of the earth. The team is made up of two people, who alternate cyclically. One digs and the other gets on the winch while the other at the bottom of the well, always working on his knees, fills the buckets and hooks them one after the other to the rope that will bring them to the surface.
Half of the day is spent on the surface and the other half underground, these are the proportions, the effort is equivalent and shared in half, as divided is the income resulting from the sweat of the day. The hope of good fortune feeds the seeker’s craving but perseverance satisfies the need to guarantee their families who live in huts near the mine, an average decent daily income of about 15 dollars.

CAMBOGIA, MINATORI DEL XXI SECOLO
Si definiscono «minatori freelance». Vivono con pochi ricavi dopo aver rivoltato, setacciato, e scavato nella terra rossa cambogiana alla ricerca di zirconi azzurri, pietre preziose destinate al mercato locale e internazionale.
La regione di Ratanakiri, nel nord est della Cambogia, è conosciuta per le gemme che la sua terra rossa nasconde nel ventre. Nel villaggio di Bar Kaev, abbandonata la strada maestra che porta verso il Vietnam, ci si addentra in una superficie che una volta ospitava la foresta. Lungo il sentiero che la attraversa compaiono qua e là decine di profondi buchi neri.
Ogni buco è una cicatrice lasciata da una miniera di zirconi abbandonata: quelle in funzione si riconoscono subito dal telo teso che le ombreggia. Non siamo in una grande miniera a cielo aperto dove migliaia di uomini formiche lavorano come formiche per estrarre le pietre preziose; qui le miniere sono a conduzione familiare, aperture larghe a sufficienza per farci infilare un uomo e profonde più di dieci metri.
Non ci sono scale per salire e scendere laggiù. Si sfrutta solo la forza delle braccia e delle gambe per entrare e uscire dalla pancia della terra. La squadra è composta da due persone, che ciclicamente si alternano. Uno scava e l’altro si mette all’argano mentre l’altro in fondo al pozzo, lavorando sempre in ginocchio riempie i secchi e li aggancia uno dopo l’altro alla corda che li porterà in superficie.
Metà della giornata la si trascorre in superficie e l’altra metà nel sottosuolo, queste sono le proporzioni, la fatica è equivalente e condivisa a metà, come diviso è il ricavo frutto del sudore di giornata. La speranza di buona sorte nutre la smania del cercatore ma la perseveranza appaga la necessità di garantire alle proprie famiglie che vivono in capanne vicino alla miniera, un guadagno medio giornaliero decente di circa 15 dollari.

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