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Milena Masini – Gerusalemme

Milena Masini – Gerusalemme

Israel is not just any country.
Israel is a concentrate of emotions, contradictions, moods, perfumes. The arrival in Tel Aviv presents itself as an odyssey of meticulous, long and exhausting checks. Then you leave the terminal and find yourself projected into a young, eccentric, trendy city. Tel Aviv almost never sleeps to seem like the oblivion of young Israelis, who want to leave behind the complexities of everyday life.
Then Jerusalem.
Here I could write a book, as on the other hand I could write nothing. Jerusalem is an impossible city to tell, you can only be guided by emotions and sensations.
Meanwhile, the old city; inside the ancient walls it is beautiful, the colors light and soft, the souk full of people, surrounded by the colors of the fruit, the scent of fresh bread, and spices. All around the churches, the minarets, surrounded by alleys that form an almost endless labyrinth. The city is divided into four districts: the Muslim, Jewish, Christian and Armenian quarters. In each of these sectors, individual diversities and differences are perceived, seen and touched. In each space all the icons of the individual monotheistic religions are outlined: the Wailing Wall, the Church of the Holy Sepulcher, the Esplanade of the Mosques. Walking in these sacred places, you feel all the emotional charge, all the tensions, and that strange energy, which comes from living together in decidedly compressed spaces. At the end of the day you feel your heart, head and soul clamoring for a little rest. With the eyes of a doctor and my great passion for photography, I tried to capture my every single emotion in one shot. Jerusalem is breathing emotions with the soul. A simple sunset turns into a sensorial light, the sunrise overwhelms you with inner spirituality. Photography is the mirror of a subjective, personal emotional interpretation. It is able to develop that cellular chemistry that ignites the sensory communication of the observer. In Jerusalem, all of this is possible.

Israele non è un Paese qualunque.
Israele è un concentrato di emozioni, contraddizioni, stati d’animo, profumi. L’arrivo a Tel Aviv si presenta come un’odissea di controlli meticolosi, lunghi ed estenuanti. Poi esci dal terminal e ti ritrovi proiettato in una città giovane, eccentrica, di tendenza. Tel Aviv non dorme mai quasi a sembrare l’oblio dei giovani israeliani, che vogliono lasciarsi alle spalle le complessità della vita quotidiana.
Poi Gerusalemme.
Qui potrei scrivere un libro, come d’altra parte potrei non scrivere nulla. Gerusalemme è una città impossibile da raccontare, puoi solo farti guidare da emozioni e sensazioni.
La città vecchia intanto; dentro le antiche mura è bellissima, i colori chiari e tenui, il suq pieno di gente, avvolta dai colori della frutta, dal profumo di pane fresco, e spezie. Tutt’intorno le chiese, i minareti, contornate da vicoli che formano un labirinto quasi senza fine. La città è divisa in quattro quartieri: il quartiere musulmano, ebraico, cristiano e armeno. In ognuno di questi settori, si percepiscono, si vedono, si toccano le singole diversità e differenze. In ogni spazio si delineano tutte le icone delle singole religioni monoteiste: il Muro del Pianto, la Chiesa del Santo Sepolcro, la Spianata delle Moschee. Camminando in questi luoghi sacri, si avverte tutta la carica emotiva, tutte le tensioni, e quella strana energia, che deriva dalla convivenza in spazi decisamente compressi. A fine giornata senti il cuore, la testa e l’anima che chiedono a gran voce un po’ di riposo. Con gli occhi di medico e la mia grande passione per la fotografia, ho cercato di catturare ogni mia singola emozione in uno scatto. Gerusalemme è respirare emozioni con l’anima. Un semplice tramonto si trasforma in una luce sensoriale, l’alba ti travolge di spiritualità interiore. La fotografia è lo specchio di un’interpretazione emotiva soggettiva, personale. E’ in grado di sviluppare quella chimica cellulare che accende la comunicazione sensoriale di chi osserva. A Gerusalemme tutto ciò è possibile.

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