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Emanuela Corazziari – lockdown trip

Emanuela Corazziari – lockdown trip

In the beginning was the journey: every week around for work, to the point of not knowing where I was waking up in the morning. On February 20, 2020, as soon as I returned, I almost accidentally took a few words from the TV: Lombardy-epidemic-Covid-19. Shortly thereafter, I get a message from my boss: everyone home until counter-ordered. Surprised and detached, at first I smiled: no rushing to do the laundry, wake up at more humane times, breakfast at home calmly, refuel no longer with fuel but with food … in short, a godsend, at least for me and for a while ‘. Although stuck in the house, loneliness does not scare me, living with two cats.
The first months were a bubble of serenity, interrupted only by small annoyances such as queuing for the shopping, having to go around with a mask and not being able to visit my parents in freedom.
The big has become small and the little one has shown himself to be an overbearing protagonist of all the 24 hours spent at home. The minutes have turned into half days, half days into whole weeks. And most of all, my home turned out to be unknown territory.
Helped by this forced dilation of time, I set out to discover this little one: by whatever means I took my only models, felines, the illumination of my terrace, the strictly online celebrations, my emotions made of lights & shadows and, last but not least, I tried some selfies (I have always hated them).
Not wanting to succumb to laziness and apathy, I met assiduously with my creativity, thus the literary adventure of Casanauta was born, a me-avatar struggling with tragicomic home adventures that were actually lived. The heart also had its part: I was taken, in a carefree and a little adolescent way, by the fascinating talent of a Turkish star of romantic series and I became an assiduous spectator, living real oases of serenity in looking at them.
And again, the rediscovery of “valve” music, to be listened to in sacred silence.
In the midst of all this I, in crisis, having to reinvent myself.
It is not the journey, but the time that has changed shape.
The details as well.
And finally, me.

In principio era il viaggio: tutte le settimane in giro per lavoro, fino al punto di non sapere dove fossi svegliandomi la mattina. Il 20 febbraio 2020, appena rientrata, quasi per sbaglio colgo alcune parole dalla TV: Lombardia-epidemia-Covid-19. Poco dopo ricevo un messaggio dal mio capo: tutti a casa fino a contrordine. Sorpresa e distaccata, sulle prime ho sorriso: niente corse per fare il bucato, sveglia in orari più umani, colazione a casa con calma, fare rifornimento non più di carburante bensì di cibo… insomma, una pacchia, almeno per me e per un po’. Anche se bloccata in casa, la solitudine non mi spaventa, vivendo con due gatte.
I primi mesi sono stati una bolla di serenità, interrotta solo da piccole seccature come fare una lunga fila per la spesa, dover girare con la mascherina e non poter visitare i miei genitori in libertà.
Il grande è diventato piccolo ed il piccolo si è rivelato prepotente protagonista di tutte le 24 ore passate in casa. I minuti si sono trasformati in mezze giornate, le mezze giornate in settimane intere. E soprattutto casa mia si è rivelata un territorio sconosciuto.
Aiutata da questa forzata dilatazione del tempo, sono partita alla scoperta di questo piccolo: con qualunque mezzo ho scattato alle mie uniche modelle, feline, alla illiminazione del mio terrazzo, ai festeggiamenti rigorosamente online, alle mie emozioni fatte di luci&ombre e, non ultimi, mi sono cimentata in alcuni selfie (io che li ho sempre odiati).
Non volendo soccombere alla pigrizia e all’apatia ho dialogato assiduamente con la mia creatività, così è nata l’avventura letteraria di Casanauta, una me-avatar alle prese con tragicomiche avventure casalinghe realmente vissute. Anche il cuore ha avuto la sua parte: sono stata presa, in modo spensierato e un pizzico adolescente, dal fascinoso talento di un divo turco di serie romantiche e ne sono diventata assidua spettatrice, vivendo vere e proprie oasi di serenità nel guardarle.
E ancora, la riscoperta della musica “a valvole”, da ascoltare in sacro silenzio.
In mezzo a tutto questo io, in crisi, a dovermi reinventare.
Non è il viaggio, bensì il tempo che ha cambiato forma.
I dettagli pure.
Ed infine, me.

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